DALLA BREXIT A MALTA: IL GRANDE PARADOSSO DELLA IMMIGRAZIONE EUROPEA
Perché l’Europa non recluta europei e cosa rivela davvero la frase di Keir Starmer
di Mario Albano
1. La frase di Starmer che apre il vaso di Pandora
Quando
il Primo Ministro britannico Keir Starmer dichiara che “la UK di oggi
non è la stessa UK della Brexit”, molti leggono una frase politica.
In realtà è una frase statistica.
Dal
2020 a oggi, nel Regno Unito sono entrati oltre 5,3 milioni di
immigrati. Almeno quelli censiti. Certamente sono molti di più.
Non è un’opinione: sono i dati dell’ONS, l’istituto nazionale di statistica britannico.
E il punto non è solo quanti sono entrati.
È chi è entrato.
Dopo la Brexit, gli ingressi dall’Unione Europea sono crollati.
Quelli da India, Pakistan, Nigeria, Bangladesh, Filippine e Nord Africa sono esplosi.
La Brexit non ha ridotto l’immigrazione.
L’ha trasformata.
2. Il caso Malta: un laboratorio geopolitico in miniatura
Per capire quanto sia profonda questa trasformazione, basta guardare Malta.
Nel 2004, quando entrò nell’UE, Malta aveva circa 350.000 abitanti.
Oggi, nel 2026, sfiora i 600.000 abitanti.
Una crescita demografica del 70% in vent’anni.
In Europa, un dato del genere è quasi impossibile.
Eppure Malta non è:
- un Paese agricolo
- un Paese industriale
- un Paese con carenza di europei disponibili
È un’economia basata su:
- gaming
- finanza
- turismo
- servizi digitali
Settori che avrebbero potuto attingere tranquillamente ai 13,2 milioni di disoccupati europei (Eurostat, gennaio 2026).
E invece no.
Malta ha reclutato:
- indiani
- nepalesi
- bengalesi
- filippini
- nordafricani
Esattamente come il Regno Unito post‑Brexit.
3. La narrativa ufficiale non regge
La spiegazione che “mancano lavoratori europei” è comoda, ma non vera.
Non regge per Malta.
Non regge per il Regno Unito.
Non regge per la UE nel suo complesso.
Allora perché i governi europei — e quello britannico — preferiscono lavoratori extra‑UE anche quando non serve?
La risposta è scomoda, ma semplice.
4. Il vero motivo: un nuovo modello economico basato sulla dipendenza
A. I lavoratori europei non accettano più salari bassi.
Un italiano, uno spagnolo o un greco non si trasferiscono a Malta per:
- 900–1100 euro al mese
- affitti altissimi
- turni massacranti
Un bengalese sì.
Per lui 900 euro sono una fortuna.
B. I lavoratori extra‑UE sono più “gestibili”
Un europeo:
- può cambiare lavoro
- può rifiutare condizioni ingiuste
- può tornare a casa senza perdere nulla
Un extra‑UE:
- perde il permesso di soggiorno se lascia il lavoro
- non può cambiare settore liberamente
- non ha rete familiare locale
È una forma di dipendenza contrattuale.
C. I lavoratori extra‑UE non incidono sul sistema politico
Un europeo:
- vota alle amministrative
- può organizzarsi
- può influenzare politiche locali
Un extra‑UE:
- non vota
- non protesta
- non ha voce politica
Per un governo, è “più semplice”.
5. Il paradosso europeo: abbiamo 13 milioni di disoccupati, ma importiamo manodopera dall’Asia
Questo è il punto che Malta rende evidente come un faro nel buio.
L’Europa ha:
- milioni di disoccupati
- milioni di giovani senza lavoro
- milioni di persone che potrebbero spostarsi liberamente
Eppure i governi preferiscono reclutare in:
- India
- Pakistan
- Bangladesh
- Filippine
- Africa subsahariana
Non perché “servono lavoratori”.
Ma perché servono lavoratori controllabili.
6. Il Regno Unito e Malta: due storie, un unico modello
La Brexit doveva “riprendere il controllo delle frontiere”.
Invece ha prodotto:
- meno europei
- più extra‑UE
- un sistema di visti che lega il lavoratore al datore
- università che reclutano in India e Nigeria
- care workers da Asia e Africa
Malta, senza Brexit, ha fatto la stessa identica cosa.
Questo non è un caso.
È un modello economico europeo.
7. Conclusione: la frase di Starmer non è politica. È un’ammissione !
Quando Starmer dice che “la UK di oggi non è la stessa UK della Brexit”, sta dicendo una verità che vale per tutta l’Europa:
L’immigrazione non è più un fenomeno spontaneo.
È una scelta strutturale dei governi europei.
E la scelta è: extra‑UE, non UE.
Non per necessità economica.
Ma per convenienza politica e gestionale.
Malta lo mostra in piccolo.
Il Regno Unito lo mostra in grande.
L’Europa intera lo mostra in silenzio.
E forse è arrivato il momento di dirlo apertamente.

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